È più semplice Buttare il sangue che Donarlo.

Dopo un lungo periodo di riflessione finalmente decido di diventare donatrice avis e mettere il mio prezioso sangue a disposizione della pubblica sanità. Mi reco con Amica presso il centro donazioni e facciamo la fila per essere sottoposte all’utile supplizio. Ci danno un questionario improbabile pieno di domande improbabili: “In famiglia ci sono stati casi di malattia di Creutzfeld Jakob? (…)E di insonnia mortale? (…) Di demenza?” Questa la so! Vorrei scrivere “fratello” ma non sarebbe carino. Il questionario procede con domande sui miei piercing ed eventuali epatiti. Mi domanda se ho praticato attività fisiche intense in settimana. Chiedo ad amica se il sesso conta. Ride, mi da una spinta col gomito. Iodicevosulserioboh.
Mi scoccia continuare a rispondere ed inizio a copiare tutto da Amica come ai vecchi cari tempi del liceo. Lei mi dice “non ti porto più”.
Una ragazza finalmente esce dalla stanza donazioni. Si sente male, sviene. Penso di andarmene ma capisco che è troppo tardi quando sento dire un “Prego accomodatevi”. Dottoressa col monociglio mi scruta con occhio attento “Signorina quindi è la prima volta? L’ago la spaventa? Signorina ma lei è piuttosto magra. Al peso minimo consentito di 50 kg ci arriva?” Penso che con gli ultimi esami ho perso diversi chili. Le dico che non saprei. Mi pesa. Non ci siamo, mi spiace signorina, ingrassi un po’ e l’accoglieremo volentieri. Così sono finita col restare a guardare la sacchetta di Amica che si riempiva allegramente di sangue rosso. Però il cornettone con la nutella post donazione l’ho mangiato anch’io.
Mah. Tutte queste paranoie per una semplice donazione. Eppure per dare gli esami ho buttato tanto sangue e nessuno mi ha chiesto niente.